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Riva Acquarama

text Teresa Favi

March 21, 2025

Il fascino eterno delle barche Riva raccontato da Alberto Galassi

A capo del gruppo dal 2014, Galassi ha portato l’azienda a livelli vertiginosi con visioni strategiche

Lo storico cantiere di motoscafi Riva è tra i più rappresentativi dell'eccellenza del Made in Italy in campo nautico. La sua storia inizia nel 1842 sul Lago d'Iseo, quando Pietro Riva fonda il cantiere navale a Sarnico. Negli anni '50, sotto la guida di Carlo Riva, il brand raggiunge fama internazionale grazie a modelli iconici come l'Ariston e il Tritone. Nel 1962 nasce l’Aquarama, la "Ferrari del mare", amato da celebrità come Brigitte Bardot e Sophia Loren. Dal 2000, con l’ingresso nel Gruppo Ferretti, Riva continua a innovare, riaffermandosi come simbolo di lusso e tradizione.

Alberto Galassi, lawyer and CEO of Ferretti Group, world leaders in the luxury yacht industry

Pubblichiamo questa intervista a Alberto Galassi, amministratore delegato di Ferretti Group, realizzata per il primo numero di Time to Collect, la rivista ufficiale dei collezionisti.

L’avvocato Alberto Galassi, amministratore delegato di Ferretti Group, leader mondiale nel settore degli yacht di lusso, è un modenese doc. Ci risponde dall’ufficio di Carlo Riva a Sarnico sul lago d’Iseo, luogo di nascita e residenza dello storico cantiere Riva. A capo del gruppo dal 2014, Galassi ha portato l’azienda a livelli vertiginosi con visioni strategiche, comprensione per l’heritage Riva ma anche grande spirito competitivo.

La storia di Riva comincia in modo imprevedibile, ci racconta questa vicenda già leggendaria?

Come ogni grande storia, anche quella di Riva nasce quasi per caso. La persona giusta, al momento giusto è Pietro Riva, nato a Laglio, in provincia di Como, nel 1822, un secolo prima del leggendario Carlo Riva. L’occasione arrivò nella primavera del 1842, quando un pescatore di Sarnico, località̀ sul Lago d’Iseo, ammirandone la bravura come maestro d’ascia, gli commissionò la riparazione delle sue imbarcazioni ormeggiate sul Sebino, vittime di una furiosa tempesta. Fu così che, a vent’anni, Pietro inizò l’avventura che avrebbe per sempre cambiato la sua vita e la nautica moderna, recandosi a riparare quelle imbarcazioni danneggiate, in un capanno sul fiume Oglio.

Velocità, una parola che ricorre spesso nella storia aziendale di Riva…

Quella di Riva è una storia di velocità, non solo sull’acqua, ma anche di una visione che caratterizza da sempre l’azienda. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Carlo Riva si recò in America dove conobbe il concetto di diporto, ovvero il trascorrere del tempo con la propria famiglia e gli amici in mare, un modo completamente diverso di utilizzare le barche. Tornato in Italia, comprese che le sue barche, per essere utilizzate in quel modo, avrebbero dovuto avere un layout completamente diverso. Il resto è storia, come si dice.

Riva e le sue barche hanno conquistato divi, regnanti e grandi personalità. Può raccontarci qualche aneddoto?

A Gianni Agnelli, Carlo Riva fece provare nel mare di Montecarlo, un Aquarama, dicendogli che gliel’avrebbe regalato se fosse riuscito a ribaltarlo. Brigitte Bardot fu una delle influencer ante litteram di Riva: aveva lo Junior e un Florida e tutti i suoi fidanzati possedevano una barca Riva. Onassis usava un Riva come tender per andare avanti e indietro da Cristina, che era la sua mitica barca. Il Principe Ranieri di Monaco era un autorevolissimo armatore Riva, ed era talmente in buoni rapporti con Carlo Riva che quando l’ingegnere voleva costruire il primo punto di assistenza per i motoscafi Riva a Montecarlo e non sapeva dove farlo per via degli spazi ristretti, il Principe Ranieri autorizzò lo scavo di un tunnel nella roccia e diede vita al Riva Boat Service, che tuttora esiste. Anche questo è una dimostrazione di come l’ingegnere aveva delle intuizioni che poi rimasero nel tempo.

Riva Ariston, built in 1950

Costruito nel 1954, qual è il fascino del cantiere di Sarnico?

14 km di cavi, decine e decine di apparecchiature elettroniche, centinaia di viti, acciai, legni pregiati. Quando vedi le linee di costruzione delle imbarcazioni Riva a Sarnico non ti aspetti che per un’imbarcazione di 20m ci sia così tanta manodopera, così tanto valore aggiunto. Una struttura complessa dove le barche vengono fatte tutte a mano, le uniche cose automatizzate sono i motori.

Qual è il segreto che rende queste barche così uniche ed eterne?

La durata nel tempo delle barche è stata una conseguenza delle scelte industriali dell’ingegnere Riva: i migliori materiali, i migliori motori, le migliori rifiniture, i migliori artigiani, le migliori vernici, tutto doveva essere al massimo. Ecco perché oggi le barche Riva, dopo 60-70 anni da quando sono state costruite, ancora sono affidabili e così amate.

Segni particolari a questo proposito?

Un elemento scelto come simbolo della continuità fra le barche delle varie epoche è la search light, il faro che illumina le manovre delle imbarcazioni. Negli anni ‘50 lo trovavamo sui Florida, oggi lo troviamo sui modelli di Dolceriva, Rivamare, Aquariva.

Tra i nuovi modelli, quali dovrebbero entrare di diritto nella classifica dei ‘leggendari’ del Cantiere Riva?

Sono più di uno, il primo che mi viene in mente è il Riva 88’ Folgore, barca di una bellezza abbagliante. La prima volta che l’ho visto sembrava un’astronave arrivata dal futuro. E’ uno dei tanti capolavori di design generati dalla matita geniale di Mauro Micheli di Officina Italiana Design, che hanno proiettato Riva nel futuro, decretandone il successo che ha ora.

Riva Sebino, designed in 1951

Ci svela la sua collezione di Riva?

Sono fiero ed entusiasta possessore di due barche. La prima, che comprò mio padre, è un Riva Rudy, il primo fatto in vetroresina, ideale ai tempi per la famiglia e per praticare lo sci d’acqua, così anche come tender. L’altra è “la barca” per antonomasia, un magnifico Aquarama, la barca più bella mai costruita, insuperabile come bellezza e come design, un’opera d’arte che non stanca mai lo sguardo.

Oltre alle barche, cosa l’appassiona?

Sono collezionista di arte contemporanea, che porto con me anche in mare. Sulla Navetta 38 ho alcune opere che, con la luce e i riflessi del mare, rivelano nuovi dettagli e sfumature inedite. Il calcio è un’altra delle mie grandi passioni e direi anche occupazioni, visto che da più di 10 anni faccio parte del board del Manchester City. Una parte di cuore è occupata anche dall’aeronautica e non solo per la lunga militanza nell’industria con Piaggio Aerospace: è una passione che nasce già con il militare svolto nei paracadutisti. Sono grande fan e amico delle Frecce Tricolori, che hanno sorvolato anche alcuni degli eventi più belli di Ferretti Group, rendendoli indimenticabili.

Artista preferito?

Anche qui sono tanti. Per la prolungata amicizia, Elton John, protagonista di un memorabile concerto di Natale per Ferretti Group al Gran Teatro La Fenice di Venezia.

Auto preferita?

Mi limito al presente e dico che sono una persona fortunata, e felice guidatore di una Ferrari Purosangue.

Orologio preferito?

Altra domanda impossibile, dico quello che ho al polso ora: il Rolex Daytona del centenario della 24 Ore di Le Mans.

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