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Luca Cordero di Montezemolo

text Paolo Gobbi

7 Marzo 2025

Luca Cordero di Montezemolo si racconta tra auto, treni e sigari, svelando il cuore che ha guidato ogni sua scelta

La nostra intervista a Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari dal 1991 al 2014

Dubai è da tempo una vetrina privilegiata per il Made in Italy, un crocevia dove l’eleganza, l’innovazione e la qualità italiana trovano terreno fertile. Dall’alta moda all’automotive, dall’ospitalità al design, il tocco italiano si distingue in un mercato sempre più attratto dal savoir-faire e dalla creatività del Bel Paese. In questo contesto, parlare di eccellenza italiana significa inevitabilmente citare figure chiave che hanno contribuito a consolidarne il prestigio internazionale. Tra queste, spicca Luca Cordero di Montezemolo, protagonista di una carriera che ha attraversato e plasmato il mondo dell’industria, dello sport e dell’imprenditoria.

Pubblichiamo quest'intervista, realizzata per il primo numero di Time to collect, the official collector magazine.

Luca Cordero di Montezemolo alla presentazione della Ferrari F399 con Giovanni Agnelli, Michael Schumacher, Eddie Irvine, Paolo Cantarella, Paolo Fresco (@Mondadori Portfolio)

La passione è il motore che spinge le persone a realizzare grandi cose, tanto nella vita professionale quanto in quella personale. In questa intervista, scopriamo come le passioni più intime e autentiche possano guidare un percorso di successo, trasformando esperienze e relazioni in traguardi memorabili. Attraverso racconti che spaziano dalle auto ai treni, fino all’amore per la campagna, l’arte e il Sigaro Toscano, Luca Cordero di Montezemolo ci svela gli aspetti più personali e ispiranti di un uomo che ha sempre messo il cuore in ogni avventura che ha intrapreso.

Quali sono le sue passioni al di fuori del mondo degli affari e delle automobili?

Il termine ‘passione’ è assolutamente in linea con quello che io sono: dal mio punto di vista, una persona che non ha almeno una profonda passione, è una persona vuota. La mia vita ha sempre avuto nella passione il motivo dominante, è sempre stata in qualsiasi cosa io abbia fatto. Da giovane correvo come pilota ufficiale Lancia nei rally, poi ho avuto la fortuna di vivere la Ferrari, prima nel ruolo di assistente di Enzo, poi come team manager della Squadra Corse. In quel periodo ho condiviso la passione per la velocità con Niki Lauda.

Poi sono arrivati ruoli più istituzionali, sempre vissuti con la medesima passione?

Sì, assolutamente: il primo è stato l’Ad di Cinzano, poi anche Azzurra, i Mondiali di Calcio di Italia ’90: un mese bellissimo, ‘Notti Magiche’ che hanno fatto vivere un periodo magico a tutti gli italiani.

Non è finita qui...

Il ritorno in Ferrari nel 1991 e la creazione di una squadra legata da professionalità e passione: Jean Todt, John Barnard, Stefano Domenicali, Paolo Martinelli e poi Michael Schumacher…

Interno della Ferrari 360 Barchetta regalatagli nel 2000 da Gianni Agnelli come dono di nozze

Qual è la sua più grande soddisfazione?

In pochi lo immaginerebbero, ma la mia più grande soddisfazione oggi è avere un figlio di 14 anni che gestisce con passione un allevamento di mucche, ama i cavalli da monta western e ha un forte legame con la vita in campagna.

Continuiamo sul filo della passione: quali sono quelle ‘personali’, non legate al lavoro?

La prima è quella per le automobili, che però non considero degli oggetti da ammirare quanto degli oggetti di libertà: metti in moto e puoi andare dove vuoi. Poi nell’auto c‘è la componente del design e quindi della bellezza, la maniacale attenzione ai dettagli, tecnologia e innovazione.

È un collezionista di automobili?

Non ho mai avuto una grande passione per le macchine d’epoca: ho sempre preferito guardare avanti e non indietro. Ad esempio, quando guidavo la Ferrari, sono stato il primo a volere il cambio sequenziale al volante eredità della Formula 1, la prima autovettura totalmente in fibra di carbonio, la prima Ferrari ibrida della storia… Mi piace però conservare ogni oggetto che è stato significativo della mia vita, ad esempio i modelli di tutte le Ferrari che ho realizzato durante il lungo periodo della mia presidenza.

Quindi il suo garage è vuoto?

No, ma non è quello che in molti si aspetterebbero. Ho una sola Ferrari, regalatami dall’avvocato Agnelli, testimone di nozze nel 2000: una 360 Barchetta, grigia argento, pezzo unico al mondo. Poi ho una Renault R4, perfetta, tenuta benissimo, con cambio al volante; una 500 Spider, totalmente apribile, con gli sportelli contro-vento - quindi una delle primissime - color rosso Ferrari, restaurata da Giannini. Poi una Land Rover 110 originale, una Panda 4x4 anch’essa totalmente apribile, azzurra, regalatami sempre per il matrimonio da Giorgetto Giugiaro. Ultima ma non per importanza, una Fiat Campagnola che mi ha dato grandi soddisfazioni, con un motore della 132 berlina. Bellissima. Ancora una volta un’auto che racconta una storia di passione, lontana dalle speculazioni economiche o collezionistiche che vediamo un po’ ovunque.

C’è una macchina che non è riuscito a mettere in collezione?

La Lancia Fulvia HF, con la quale disputai il mondiale Rally. All’epoca costava davvero troppo. Poi la Lancia Delta Integrale, auto straordinaria, un vero patrimonio della Fiat lasciato andare.

La sua storia è stata ricca di soddisfazioni.

Sicuramente indimenticabili sono i 19 Campionati del Mondo di Formula 1, ma anche gli 11 persi all’ultima gara… Poi Italo! Partire da un foglio bianco e creare il primo treno ad alta velocità ‘privato’ in Europa, andando a competere con il monopolio delle Ferrovie, è stata davvero un’impresa titanica.

Passiamo a un’altra sua passione: cosa l’ha attratta verso la Manifatture Sigaro Toscano?

Oltre alla passione per il prodotto c’è un aspetto che nel rapporto con il mondo della manifattura e del tabacco mi ha quasi ‘rapito’ e convinto a impegnarmi in questa azienda: il sigaro Toscano è infatti un prodotto di grandissima qualità, che esprime in tutta la sua potenza la sua identità made in Italy.

E’ un concentrato della cultura, della storia, delle tradizioni e del saper fare italiano.

Per quanto riguarda i segnatempo? Ce n’è, per lei, uno più importante degli altri?

Succede quando sono oggetti legati a delle persone particolari. A questo proposito non posso non ricordare un mio grande amico, Gino Macaluso. Quando ritornai alla Ferrari, alla fine degli anni ’90, lui era il proprietario della Girard-Perregaux e gli dissi: “voglio fare con te degli orologi belli, importanti, che possano diventare dei pezzi da collezione”. Non volevo però che fossero degli orologi ‘Ferrari’ generici, ma che ogni modello fosse legato a un evento particolare di Casa Maranello. Oggi di quei modelli ne posseggo due, personalizzati con una dedica speciale. C’è poi il Rolex regalatomi da Michael Schumacher in occasione della vittoria del Mondiale nel 2000. Aggiungerei anche un Richard Mille in serie limitata, fatto realizzare dallo Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan in occasione del primo gran premio di Formula 1 di Abu Dhabi.

L’orologio che indossa al polso?

Non mi considero un vero collezionista, tanto più che sono quasi cinque anni che indosso quotidianamente uno Swatch.

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